Tra cigno e scazzone, il nuovo simbolo regionale scatenerà un bestiario
Finalmente i nostri solerti consiglieri regionali sembrebbero seriamente intenzionati a indirizzare i propri sforzi per assumere almeno una decisione importante prima della sosta prevista per le feste pasquali. Perciò, pare che, dopo aver passato ore e ore a disquisire, più o meno amabilmente, sulla pena accessoria (epurazione o esilio?) più congrua per un rappresentante istituzionale pescato dal labiale a pronunciare frasi omofobe, dopo aver assistito alla provocazione carnevalesco-grottesca per la giornata della donna, con la consigliera leghista in burqa, finalmente il consiglio regionale si ritroverà a confrontarsi su un argomento concreto ancorché elevato.
Proprio stamattina il presidente del consiglio Francesco Bruzzone avrebbe riunito i membri dell’ufficio di presidenza e i capigruppo per votare la variazione dell’ordine del giorno della prossima seduta e introdurre tempestivamente un argomento monotematico. Quello del cambiamento del simbolo della Regione Liguria. Appena prima di Natale, su un noto giornale nazionale, una autorevole giornalista aveva dato spazio a una notizia trapelata, ma nemmeno troppo, dagli uffici del presidente della giunta Giovanni Toti. Secondo le informazioni il nostro governatore avrebbe voluto sostituire quella caravella stilizzata, che ai più ricorda un lucchetto, con un cigno con le ali dispiegate, in ricordo di Cycnus antico re dei liguri, ricevendo, fra l’altro, l’assenso di Matteo Salvini per le sue radici protoceltiche. Senonche’ e’ degli scorsi giorni la proposta pubblicata sulle pagine del Secolo XIX di adottare come simbolo lo scazzone, un pesce noto anche come cottus gobio, che vive nelle acque di montagna della nostra regione.
Da tempo i politici che si sono succeduti alla presidenza della giunta hanno dimostrato scarsa simpatia per quella caravella-lucchetto. Forse perché chi la guarda oggi avverte in quel simbolo qualche cosa che abbia a che vedere con qualche tipo di costrizione, dalla serratura di un paio di manette a quella di una cassaforte. Simbologia su cui, viste le disavventure giudiziarie relative alle spese pazze in cui sono inciampati i consiglieri regionali delle giunte passate, sarebbe sin troppo facile ironizzare. Comunque già nel 2000 era stato l’allora Governatore Sandro Biasotti a pensare ad un ammodernamento grafico, mentre le legislature che si erano succedute, entrambe nel segno di Claudio Burlando, avevano lasciato perdere, pur concordando comunque sulla mancanza di appeal di quel simbolo. Fino a quando Giovanni Toti non ha preso a cuore la faccenda intendendo dare un ulteriore e forte segnale di cambiamento nel solco di scongelare la nostra regione da una stasi per la quale la nuova maggioranza attribuisce tutte le responsabilità ai predecessori del centro sinistra.
E subito sono iniziate le grandi manovre. Prima il cigno, in omaggio all’antico re dei liguri Cycnus, adesso questo pesce d’acqua dolce, una specie protetta a livello europeo, a rischio di scomparsa. In passato gli esemplari costituivano cibo facile per le trote iridee e perfino per i contadini. E poi c’è, a rafforzarne l’aurea da leggenda, la sua particolare resilienza all’estinzione che ne fa perfetto simbolo della nostra regione, ancora in piedi nonostante le tante magagne. Non solo, ma la sua particolare condizione contribuirà a commuovere i molti liguri in difficoltà che si ritroveranno nella sua epica lotta per la sopravvivenza.
E sembra che subito sia iniziato il dibattito fra i nostri politici in vista del confronto dei prossimi giorni in aula. Già ai ferri corti le due pasionarie dell’opposizione, la consigliera pentestellata Alice Salvatore e il capogruppo del Pd Raffaella Paita. Manco a farlo apposta subito uno scontro fra due rappresentanti del gentil sesso sulle modalità per giungere nella maniera più democratica possibile a questa scelta. La Salvatore spinge per un referendum da proporre in rete al popolo ligure sul simbolo adatto per la Regione Liguria. Lella Paita, invece intende proporre di ricorrere alle primarie con due candidati, appunto Cycnus, il cigno e scazzone, il pesce. Anche se sembrebbe più predisposta verso il pesce e non tanto per la salvaguardia della specie, quanto per il nome che potrebbe rappresentare perennemente la predisposizione attuale della capogruppo a “scazzarsi”, a nervi scoperti, con tutti i rappresentanti della maggioranza e non solo.
In completo disaccordo pure i due rappresentanti della lega Nord che nei giorni scorsi hanno fatto saltare i nervi ai consiglieri di opposizione.
Giovanni De Paoli propenderebbe per il carciofo, in omaggio alle piane di Albenga, ma soprattutto per il suo ermafroditismo. Stefania Pucciarelli, dopo la sua mozione portata in aula contro lo sgozzamento e il dissanguamento degli agnelli da parte dei macellai halal o kosher, vorrebbe che sul gonfalone fosse rappresentato un inerme agnellino a perenne memoria delle truculente usanze dei medio orientali che hanno invaso il nostro paese. Ma non è detto che il presidente Francesco Bruzzone, anche lui leghista, ma soprattutto cacciatore, e quindi insensibile sia di fronte alle culture che alle sofferenze degli animali, intenda accogliere una eventuale proposta in tal senso dei suoi due compagni di partito. Inoltre le opposizioni potrebbero prenderla, vista l’inclinazione dei due proponenti alla barbarie istituzionale, che è stata loro attribuita da una furente Paita, per una ulteriore bieca provocazione. Polemica anche in casa Pd, dove il consigliere regionale Giovanni Lunardon, rappresentante della minoranza, vorrebbe evitare un nuovo ricorso alle primarie, al fine di far cessare la vocazione al vittimismo complottistico della componente renziana, sempre pronta ad addossare ad una vera e propria strategia della minoranza le denunce sulle irregolarità o presunte tali. Come proverebbero a tal proposito gli ultimi cinguettii della sua capogruppo che individuerebbe nei grandi vecchi, da D’Alema a Bersani, gli ideatori del sottile filo rosso che unirebbe la richiesta di chiarimenti sulle votazioni prima di Cofferati e poi di Bassolino.
Divisioni anche fra i pentastellati, da sempre aperti alla libertà di coscienza. Il consigliere Marco De Ferrari preferirebbe che il simbolo della nostra Regione fosse il lupo, e non tanto per le sue doti razziatorie, quanto come preservazione di una specie a rischio estinzione che, al contrario, sembra essere rientrata nel mirino dei cacciatori di molte regioni, non escluso la nostra. Mentre il suo compagno di partito Fabio Tosi, un vero cultore dei film di animazione, almeno a giudicare dalla sua pagina twitter, vedrebbe di buon occhio l’adozione di Peppa pig, in modo da avvicinare le future generazioni all’istituzione Regione. Il maiale in fondo si presta ad un sacco di interpretazioni. Poi il centro destra. Il consigliere Matteo Rosso intende organizzare una serie di gazebo in cui proporre ai circoli e all’elettorato un bradipo, forse ad evocare la propensione al ragionamento tipico di un animale dai tempi lunghi. Al contrario l’assessore Marco Scajola pare abbia proposto una chiocciola per blandire in un colpo solo gli ambiento-animalisti e i sostenitori del suo piano casa. E ancora l’assessore leghista Edoardo Rixi vorrebbe che sul vessillo comparisse il celeberrimo ululone. A perenne ricordo delle beffe patite dalle giunte di Burlando impegnate a difendere dal pericolo di estinzione, con i soldi dell’ Europa e dei contribuenti, la celebre rana,dal sibilo di battaglia ululato. Infine il consigliere di rete a sinistra Gianni Pastorino pare che abbia nostalgicamente proposto la falce e il martello, un simbolo d’antan, in omaggio ai contadini e ai lavoratori che nonostante tutto popolano ancora la nostra regione.
Insomma una confronto che verterà su una vera e propria icona di idee il cui esito, almeno al momento, appare affatto scontato. Unica certezza la data della seduta monotematica che parrebbe essere stata fissata, al termine della tempestiva riunione fra l’ufficio di presidenza e i capogruppo, subito dopo le ferie pasquali. Per il primo d’aprile.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.